Elogio all’Elegia per l’Artico

26.08.2021, di Giacomo Luperini

Sono passati cinque anni dalla realizzazione del famoso video di Ludovico Einaudi per Greenpeace. Oggi più che mai, il mondo continua ad aver bisogno di azioni per la salvaguardia dei mari.

Estate: tempo di bagni, sole e fritture di paranza. Dopo esserci crogiolati sulla spiaggia, basta un paio di occhialini per esplorare i fondali variopinti delle nostre coste, tra sciarrani, saraghi e donzelle pavonine. Ma avete mai provato a fare un bagno in un’area marina protetta (AMP)? Per citarne una, a Pianosa, una piccola isola deserta giusto a Sud Ovest dell’Isola d’Elba, è possibile nuotare in un mare protetto da oltre 150 anni. L’impatto con la realtà di come sarebbero i nostri mari se fossero sani, è disarmante ed affascinante allo stesso tempo. Enormi banchi di avannotti (cuccioli) di barracuda sotto costa, gigantesche orate curiose che si avvicinano per studiare gli intrusi umani, cernie e razze disposte a poca distanza le une dalle altre. Un vero e proprio santuario. È disarmante perché ci fa rendere conto di quanto siano in sofferenza i nostri mari. È affascinante perché possiamo osservare quanto gli animali, in un ambiente protetto, non mostrino diffidenza nei nostri confronti, palesandosi nelle loro curiosità e nei loro comportamenti complessi.

Cinque anni fa nasceva il celebre connubio tra Ludovico Einaudi e GreenpeaceElegy for the Arctic” nel quale il noto compositore si schierava apertamente per l’istituzione della più grossa area marina protetta del mondo nei mari dell’Artico. Un video da 16 milioni di visualizzazioni, che in breve tempo ha smosso gli animi della comunità internazionale, portando le immagini e la musica a supporto di dati percepiti troppo spesso come freddi (è proprio il caso di dirlo) e distanti.

A novembre dello stesso anno il Mare di Ross, esattamente agli antipodi dello specchio di acqua salata per cui si battono Ludovico e Greenpeace, ha istituito la più grande area marina protetta del mondo: 1,55 milioni di chilometri quadrati, superata per estensione appena un anno dopo, nel 2017, quando è stata istituita un AMP nel Mar Glaciale Artico, in un’area più vasta dell’intero Mediterraneo, anche se con una “scadenza” di sedici anni, tempo in cui si spera che le pressioni internazionali possano renderla definitiva.

Una vittoria per chiunque si batta per la salvaguardia di questo pianeta, ma siamo ancora ben lontani dall’obbiettivo necessario di salvaguardia minima dei nostri mari. Alcuni dati sono realmente preoccupanti: la riduzione degli stock ittici e l’aumento esponenziale dei rifiuti plastici porterà, se non si prendono provvedimenti nel brevissimo termine, ad avere più plastica che pesci nel mare nel 2050. All’aumento della plastica si uniscono pratiche di pesca deleteria, intensiva, industrializzata che dragano i fondali rendendoli desertici e che pescano indiscriminatamente tutto ciò che trovano sul loro passaggio, arrivando al terrificante paradosso di ributtare il mare 8 pesci su 10 (morti o agonizzanti) perché non considerati commerciabili.

L’Unione Europea si è posta degli obbiettivi importanti, come il progetto 30X30 che mira all’istituzione di AMP che coprano il 30% dei territori marini dell’Unione entro il 2030 e che per ora hanno raggiunto il discreto risultato del 12% (anche se i dati reali sono molto meno rassicuranti: solo l’1,8% infatti ha realmente dei piani di gestione delle AMP ed è quindi effettivamente attivo).

Sarebbe comodo poter delegare tutta la responsabilità ai governi, all’Unione Europea e agli organi competenti, ma come spesso accade, la responsabilità è in larga parte nelle nostre mani: utilizzi massicci di materiali monouso, consumismo dilagante e assolutamente non necessario, come le famose capsule per i caffé, la corsa a tecnologie di svago sempre nuove e la moda vestiaria dell’“usa e getta”. Si aggiunge anche un’esigenza del mercato alimentare fossilizzata agli anni ’60 del ‘900, nei quali ancora le sogliole, i tonni e i pesci spada erano molto comuni, incapace di comprendere ed intercettare quegli 8 pesci su dieci che vengono rigettati in mare morti, ma che in molti casi sono qualitativamente ottimi ed assolutamente a buon mercato.

Eppure un altro mondo è ancora possibile. Niente come la nostra capacità di acquisto privata, guidata da una buona informazione e consapevolezza, può spingere l’industria ittica verso scelte più sostenibili, anche grazie all’azione trainante di grandi artisti che possano toccare il cuore con la loro arte, per unire le menti in obbiettivi comuni, come nel caso di Ludovico.

Il mare ha dimostrato mostruose capacità di resilienza e di ripresa rapida. Ha solo bisogno di essere considerato non più come una risorsa inesauribile, ma come habitat da proteggere e gestire. Del resto ce lo insegna bene la piccola Isola di Pianosa, che con i suoi 11 chilometri quadrati fornisce una nursery per tutto il Mar Tirreno, arricchendo costantemente le riserve ittiche dei mari circostanti e regalando emozioni in grado di smuovere cuori e menti di chi ha la fortuna di visitarla. Insomma: mai come oggi abbiamo avuto bisogno di nuove Elegie per l’Artico.

APPROFONDIMENTI

La più grande AMP del mondo
30X30
MPA in Europa

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