Mercan Dede: “se vuoi far ridere Dio, fai un piano”

29.08.2021, di Giacomo Luperini

Quattro chiacchere con Mercan Dede, all’anagrafe Arkın Ilıcalı. Il poliedrico artista Turco-Canadese è in uscita con il terzo capitolo della sua opera in due volumi dal titolo “Ludovico Einaudi: Mercan Dede Reimagined”.

Ciao Arkin, come stai?

Considerando ciò che questo mondo sta attraversando, tra tumulto e caos, e che negli ultimi 2 anni, come molti dei miei amici musicisti, non ho potuto esibirmi, sono grato di essere sano e di poter continuare a creare musica e arte visiva e mantenere il fuoco dell’ispirazione vivo.

 È in uscita il terzo capitolo del tuo nuovo progetto “Ludovico Einaudi: Mercan Dede Reimagined”, puoi raccontarci come è iniziato il tuo rapporto con Ludovico? Da quanto vi conoscete, come avete iniziato a collaborare?

Ho iniziato ad ascoltare Ludovico 20 anni fa e ad ogni album sono rimasto ipnotizzato dalle sue composizioni e dal loro suono davvero unico. Intorno alla metà del 2000 ho iniziato a lavorare con Ponderosa di Titti Santini e molto rapidamente sono diventati non solo miei collaboratori ma anche amici intimi e oggi li considero la mia fantastica famiglia. Ho conosciuto Ludovico circa 16 anni fa e c’è stata fin da subito una forte connessione. Era esattamente come la sua musica: una persona molto gentile, generosa, disponibile e gioiosa. Ha un’assoluta facilità nell’uscire dal suo punto di vista e nello scambiare idee e pensieri poiché è una persona di mentalità molto aperta e un grande artista. Poi questo ci ha portato a iniziare a suonare insieme in Italia, in Europa e ovviamente in Turchia (di dove sono originario) che Ludovico ha descritto come il posto dove “il cibo è buono come in Italia”.

Come pensi  che si possa creare un dialogo tra due generi così diversi, come la musica classica e la musica elettronica? Ci sono altri artisti che ti hanno ispirato in questa direzione?

Le divisioni creano divisioni. Guardo all’arte, alla cultura e alla musica non nei termini di genere e di stile, come “classico” o “contemporaneo”. D’altra parte molta della musica che chiamiamo Classica oggi, non era classica ai suoi tempi. Guardo la musica nel suo centro, che è “il suono” e sono estremamente interessato al “suono” più di ogni altra cosa. Per questo ero anche incuriosito da Ludovico: perché ha un suo suono caratteristico e davvero unico. Nella sua musica comparivano già elementi elettronici come suoni inversi e livelli di texture. Ludovico riempie il silenzio con questi incredibili mondi misteriosi di suoni, che sanno essere molto minimali e tuttavia potenti. Quando inizi a suonare con Ludovico ti accorgi che non è solo un grande musicista ma anche un ascoltatore: ascolta i suoni quasi in stato meditativo e risponde in maniera estremamente sensibile, questo rende la condivisione di un palco con lui una fonte di grande ispirazione .

Come la musica elettronica, anche la musica di Ludovico è aperta a molti stili diversi: ha lavorato con grandi artisti della world music, come Ballaké Sissoko e quando ha suonato con noi a Istanbul con grandi musicisti turchi come Goksel Baktagir, tutti sono rimasti stupiti dalla sua capacità di adattarsi alle modalità e alla struttura della musica orientale in un modo così fluido.

Anche nella musica elettronica abbiamo molte influenze diverse: dalla musica tribale africana al funk, disco, deep house, ambient, trance e jazz. Quindi la connessione tra la sua musica e la musica elettronica era già lì e dovevamo solo suonarla insieme e trovare il giusto equilibrio e comprensione. Ad ogni spettacolo il tutto ha iniziato a svilupparsi in modo naturale e a prendere forma, anche perché Ludovico è anche un grande direttore d’orchestra e per questo lo chiamo Maestro.

Queste tipologie di collaborazione mi hanno sempre entusiasmato, ad esempio la collaborazione di Philip Glass con Paul Simon, o quella di Brian Eno con David Bowie che è stata davvero unica e visionaria.

In questo progetto ti sei trovato nuovamente a far dialogare linguaggi espressivi differenti e spesso percepiti come contrapposti, come musica classica ed elettronica, oriente ed occidente, arti visive e musica. Sembra che nella tua estetica torni spesso il dualismo e il superamento degli schemi. Vuoi provare a spiegarci questa scelta stilistica?

Nella mia vita il mio obiettivo è sempre stato unire ciò che spesso le persone chiamano punti opposti. Penso che questo abbia a che fare con il fatto che non vedo le cose come punti opposti fin dal principio. Est e ovest sono molto relativi. Chi decide dove inizia l’est e dove finisce l’ovest? considerando che la nostra terra è rotonda, che è un globo. Quindi si tratta più di prospettiva. Sono nato in Turchia e ho vissuto in Canada negli ultimi 30 anni, ho elementi sia orientali che occidentali nella mia vita. Suono il tradizionale flauto ad ancia e anche sintetizzatori e giradischi come DJ, ma non vedo uno di loro più tradizionale di altri. Per me sono tutti strumenti e, per definizione, quello che fai con gli strumenti dà loro il significato.

Quando dipingo per una mostra vedo i colori anche come un suono, quando dipingo un oceano sento le onde, quando registro le onde del mare sento colori blu intenso e turchese. Quindi a volte dipingi con il colore e altre volte dipingi con i suoni. Penso che questa sia una delle magie della musica di Ludovico: quando la gente la ascolta, non ascolta solo le note musicali, ma anche l’emozione di incredibili foglie autunnali, ascolta stelle siderali, tristezza e gioia allo stesso tempo, relazioni impegnative, ascoltano storie d’amore e dolori di cuore. Quindi in un certo senso ogni concerto dipinge un mondo di emozioni, ecco perché così tante persone in tutto il mondo sono legate alla sua arte, perché le fa “sentire” in molti sensi.

Tradizione e spiritualità vengono interpretate e incanalate nella tua arte da una prospettiva del tutto soggettiva. Puoi dirci cosa significa per te “spiritualità”? Come la sperimenti?

La spiritualità per me è semplicemente connettersi al tuo stesso spirito e sentire che la consapevolezza proviene dal tuo stesso essere. Quindi è un processo molto individuale, personale e sacro. Non viene dall’esterno verso l’interno, è un “lavoro dall’interno”, viene dal tuo stesso essere ed è espresso da te al mondo esterno. Questo è ciò che separa la religione dalla spiritualità, uno di loro ti dice le risposte e ti chiede di seguirle, l’altro (la spiritualità) ti dice: “tutte le domande e le risposte sono dentro di te, quindi devi iniziare a viaggiare da te stesso (ego) al tuo vero sé (anima) e qualunque cosa sperimenti lo rifletti attraverso l’arte, la musica, la pittura, le poesie, il racconto di storie, la cucina, l’amore, semplicemente tutto ciò che fai. 

Che collegamento hai con Montreal e Istanbul? Come pensi che abbia influenzato la tua produzione?

Istanbul è una delle città più ispiratrici al mondo: è antica, è multistrato, è caotica, è magica, è una città di angeli e demoni che camminano mano nella mano. Quindi, mentre cammini per la città, anche in un piccolo quartiere, sei abbastanza ispirato da creare un album completo, una nuova mostra o scrivere un romanzo. Ma devi digerire quell’ispirazione in modo che diventi parte di te, per questo hai bisogno di calma, hai bisogno di libertà, hai bisogno della natura e Montreal è perfetta per questo. Probabilmente è la città nordamericana più europea. È sicuramente uno dei luoghi più aperti e culturalmente stimolanti in cui puoi davvero essere te stesso e creare. Ecco perché per me la Turchia deve ispirare e Montreal mi permette di produrre e creare. Sono così fortunato a vivere in due città incredibili!

Prima di lasciarci, puoi dirci quali altri progetti hai per il futuro?

Nel Sufismo c’è un detto: “se vuoi far ridere Dio, fai un piano”. Soprattutto in questo pazzo mondo. Spero di pubblicare tutte e 12 le canzoni di questo incredibile “Ludovico Einaudi, Mercan Dede Reimagined Project”. Sarà completato nel 2022, quindi grazie a un’idea straordinariamente sorprendente di Titti (che è il produttore esecutivo di questo progetto) vorremmo rendere i dischi in edizione limitata inclusi con le stampe in edizione limitata del progetto.

Oltre a questo progetto, continuo ad avere mostre di arte visiva, continuo a pubblicare musica e, si spera, ricomincierò a fare tournée a metà del 2022. Ma più di ogni altra cosa, sto progettando di continuare a fare tutti i miei compiti nella scuola dell’umanità e per poter imparare ogni giorno come essere un essere umano semplice, premuroso, gentile e onesto e questo richiederà tempo.

La nostra Terra è in una crisi ecologica, sociale, politica, ambientale, sanitaria. Questa è una crisi esistenziale per l’umanità e come comunità artistica dobbiamo usare la magia dell’arte per creare una nuova consapevolezza, quindi con molti amici e insieme a comunità indipendenti stiamo lavorando su più progetti su quel fronte. Questa è l’unica casa che abbiamo e dobbiamo proteggerla prima che sia troppo tardi. Credo che finché il nostro cuore batterà, ci sarà sempre speranza.

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