MUSICA E PODCAST: i mille frutti della musica on demand

15.07.2021, di Giacomo Luperini

Oggi i podcast a tema musicale sono i più numerosi sul mercato, ma i numeri degli ascolti sembrano essere molto più sparpagliati rispetto a qualunque altro servizio di podcast e creano un universo vasto e complesso ancora in divenire

Nell’Università di Syracuse, nello stato di New York, è conservato uno dei 12 alberi realizzati dal Professore di scultura Sam Van Aken. L’albero dei 40 frutti, in realtà una vera e propria chimera, è composta da innesti di alberi tutti provenienti dal genere Prunus. I Prunus sono piante comunissime in quasi tutto il mondo. Comprendono tra le altre il mandorlo (Prunus dulcis), il cigliegio (Prunus avium), l’albicocco (Prunus armeniaca) e il pesco (Prunus persica), migliaia di cultivar sparsi in tutto il mondo, molti di loro sempre più minacciati dall’incalzante uniformità globale delle abitudini culinarie. Il professor Van Aken ha voluto creare qualcosa di artistico che potesse porre rimedio alla situazione, innestando quaranta alberi da frutto, alcuni ormai quasi spariti dalle nostre tavole e dalle nostre campagne, su un unico albero porta innesto. Il risultato è sorprendente: un albero variopinto, in grado di dare la giusta quantità di fiori e frutti per gran parte dell’anno.

Qualcosa del genere sta accadendo anche in campo musicale. La filosofia on demand ha modificato radicalmente il concetto di arte e di proprietà di un oggetto artistico. Siamo passati da possedere oggetti fisici, al possedere insiemi di bit, a possedere un accesso a database online. Un tempo c’era il cd, poi abbiamo imparato a scaricare le nostre opere preferite ed oggi paghiamo abbonamenti a piattaforme. Semplice, sempre più economico e con un’ampia possibilità di spaziare tra contenuti ed artisti. Un unico albero con milioni di diramazioni, spesso rare e nascoste, che comunicano tra loro. Sarebbe stato strano se alla possibilità di accesso illimitato ai contenuti non si fossero aggiunti gli approfondimenti sugli artisti, sulla musica e su settori specifici del panorama musicale mondiale. C’è poi da considerare il costo estremamente basso di realizzazione di un poscast, il dilagare degli speaker intelligenti e delle tecnologie di sincronizzazione audio e la sempre maggiore facilità permessa dagli smartphone di registrazione di audio in alta qualità. Il senso di community è appagato e viene alimentato dalla comunicazione orizzontale, nella quale il fruitore di contenuti, spesso ne crea e ne suggerisce, diventando lui stesso creatore.

E’ in questo substrato che è fiorito il concetto di “podcast”. L’idea, almeno all’inizio era riferita a brani audio e video digitalizzati con un protocollo di codifica dati RSS (Really Simple Syndication), preregistrati, cadenzati e scaricabili su un dispositivo grazie a un apposito programma. Oggi la definizione si è decisamente allargata e non prevede più necessariamente né la possibilità di scaricare, né la preregistrazione. Gli argomenti sono sempre più vari e diramati e mentre per i media mainstream la cultura pop pare essere l’unica strategia, nel mondo del podcast e dello streaming seguire la nicchia e dare contenuto nuovi, rari e innovativi, risulta essere la carta vincente.

I podcast oggi stanno avendo una crescita più che esponenziale. Dal 2015 al 2018 gli ascolti sono aumentati del 270% e solo nel periodo del lockdown, i podcaster mondiali sono aumentati del 500%. In questi numeri da capogiro la fetta più importante va alla musica: Il 45% di tutti i podcast è a tema musicale, anche se neanche un podcast musicale compare tre i primi 10 podcast di successo nel mondo e in Italia. Il motivo? la frammentazione in milioni di sottocategorie e nicchie culturali. I podcast musicali si dividono in tre grandi categorie: i podcast che parlano di musica, quelli che parlano di musicisti e infine quelli che riproducono prevalentemente musica.
Tra i podcast che parlano di musica, il più ascoltato al mondo e vincitore di numerosi premi è Song Exploder, nel quale i musicisti narrano accompagnati dalle domande del conduttore le vicende legate alla creazione dei loro brani, intervallati da brevi clip audio.

Non si può non citare parlando di podcast a tema “singoli musicisti” il particolarissimo Experience. Il podcast è interamente dedicato alla musica di Ludovico Einaudi e segue il filo conduttore delle storie di grandi personaggi della musica, del cinema e dello spettacolo e di come hanno scoperto i suoi brani, riportando aneddoti e coincidenze legate ad esso.

Per quanto riguarda i podcast di musica, la scelta è davvero varia ed è ovviamente impossibile parlare di “migliore”, ma ci sentiamo fortemente di consigliare i celeberrimi NPR Tiny Desk Concerts e il loro format di grandissimo successo, sia per quanto riguarda la semplicità di realizzazione, sia per la selezione ricercata e variegata degli artisti scelti.


I vantaggi del creare un podcast sono molti: Oltre a soddisfare facilmente il bisogno di raccontarsi, senza un grosso investimento in termini di tempo e soldi, permette di raggiungere un vasto pubblico, di consolidare una community e renderla inclusa in una comunicazione orizzontale. Anche l’aspetto dei guadagni diretti non è da sottovalutare. Oltre ai pagamenti da parte delle piattaforme che li ospitano, i podcast permettono di guadagnare direttamente dagli sponsor o di essere finanziati da sistemi di abbonamento come Patreon.
Questo Frankestein della comunicazione sembra destinato a salvare e a valorizzare, in una maniera che sembrava impensabile fino a poco tempo fa, tutta una serie di culture e sottoculture, di storie, leggende e aneddoti legati alla musica, ridandondogli spessore, complessità e nuove evoluzioni.

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