Nomadland, The Father e il Cinema di Ludovico Einaudi

10.05.2021, di Giacomo Luperini

L’album “CINEMA” raccoglie le più importanti colonne sonore realizzate da Ludovico Einaudi, da “Fuori dal Mondo” e “Intouchables” ai premi Oscar “Nomadland” e “The Father”

Quante e quali specie possiamo rimuovere da una foresta prima che questa smetta di esserlo e diventi un giardino, un semplice insieme di alberi? Cosa sarebbero i boschi mediterranei senza i lecci, o le foreste alpine senza gli abeti? Cosa succederebbe se rimuovessimo la colonna sonora a “Nomadland” di Chloé Zhao o “Intouchables (Quasi amici)” di Oliver Nekaché e Éric Toledano?

La maggior parte dei film della storia del cinema, se privati delle colonne sonore, perderebbe parte della cornice e degli stessi alberi di cui sono composti. Nel caso della rimozione dei brani di Ludovico Einaudi si tratterebbe di una vera e propria rimozione di narrazione, struttura e continuità.

Il prossimo 4 giugno verrà pubblicato in tutto il mondo l’album CINEMA di Ludovico Einaudi, edito da DECCA, una raccolta e selezione delle numerose e acclamate collaborazioni tra la musica del compositore torinese e il grande schermo.

Negli ultimi 20 anni, la musica di Ludovico ha costruito architetture destrutturate che si sono fuse con grandi classici del cinema, raccogliendo un vasto gradimento da parte di pubblico e critica. Ultimi in ordine cronologico a raccogliere il plauso dei festival e differenti Oscar sono stati “Nomadland” e “The Father” di Florian Keller.

“CINEMA” sarà un album che racconta e riunisce le musiche utilizzate nella cinematografia intima e di ricerca di umanità che spesso si associa al lavoro di Ludovico, in costante evoluzione parallela a un linguaggio cinematografico che cambia.

C’è uno strano filo che unisce Ludovico al cinema, una linea fatta di coincidenze e risonanze emotive. Ci si potrebbe scrivere un libro su questo tema: è spesso il caso che porta i registi ad approcciare con la sua musica ed è sempre un senso di risonanza emotiva che li porta a sceglierlo definitivamente. Alcuni casi sono davvero esemplari, come quello di Chloé Zhao, che dopo aver girato il suo Nomadland ha fatto una ricerca su google con i termini “bella musica classica ispirata alla natura” e si è imbattuta in questo video di Ludovico che suona in mezzo agli Iceberg. Zhao ha scelto Ludovico perché si è resa conto delle analogie presenti tra il pensiero della protagonista del suo film, così legata al senso di estasi senza tempo che riceve dalla natura, e le musiche di Ludovico. Si è resa conto che la colonna sonora trasformava il film, donandogli un filo conduttore e un ampliamento del significato.

O ancora possiamo citare il caso Shane Meadows, che dopo aver ultimato il suo This is England, ricco di musiche legate alla cultura skinhead e Rudeboy della sua infanzia in Inghilterra, si rende conto che il film manca di quella profondità necessaria a rendere “reale” il film ed è costretto a ritardarne l’uscita nelle sale di oltre un mese. Stressato all’inverosimile, il regista prende un taxi per recarsi in aeroporto e lì sente, su classical FM, un brano di Ludovico, a lui fino ad allora sconosciuto. Capisce immediatamente che si tratta della musica che stava cercando. Purtroppo né il taxista né il regista posseggono una penna e un foglio e il regista prova inutilmente a ricordarsi il difficile nome italiano, cercando angosciosamente di riportarlo alla memoria. Al suo ritorno in Inghilterra è ancora il caso che fa arrivare lo stesso tassista all’aeroporto e che fa trasmettere dalla stessa emittente radio lo stesso brano dello stesso artista dell’andata. Se questa volta Shane non avesse avuto una penna con sé e non si fosse  segnato sul taccuino il nome “Ludovico Einaudi”, sarebbero probabilmente mancate a This is England quelle note narrative in grado di strappare lo spettatore dagli anni ’60 inglesi per farlo precipitare in prima persona nelle vicende senza tempo e senza luogo narrate dalla pellicola.

Questa abilità innata di prendere il proprio vissuto di estasi, destrutturarlo e porgerlo all’ascoltatore, in modo che possa viverlo in prima persona come la colonna sonora della sua vita, ha permesso ai film Ludovico di avvicinare sempre di più l’esperienza cinematografica allo spettatore, portando, tra le altre cose, alla vittoria di molti premi e nomination internazionali. Solo per citarne alcuni famosissimi presenti all’interno della raccolta:

“Fuori dal Mondo” di Giuseppe Piccioni, “Intouchables (Quasi Amici)” di Oliver Nekaché e Éric Toledano, “Sotto Falso Nome” di Roberto Andò, “The Water Diviner” di Russel Crowe e “This is England” di Shane Meadows. Un’occasione imperdibile quindi per amanti del cinema e della musica, per vivere sulla propria pelle, da protagonisti, le potenti atmosfere evocative nate dal connubio tra le note di Ludovico  Einaudi e la grande regia.

CREDITS

Foto tratte dal set di Nomadland, scritto, diretto, co-prodotto e montato da Chloé Zhao.

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