La “poptronica” gentile dei múm

di Luca Testoni

A un quarto di secolo dallo splendido album di debutto “Yesterday was dramatic, today is ok”, il collettivo di Reykjavík, capitanato adesso come allora da Örvar Þóreyjarson Smárason e Gunnar Tynes, i due elettronicisti in capo, ha sfornato un nuovo album, “History of Silence” (Morr Music), al centro del nuovo tour mondiale.
I concerti in terra italiana a novembre – il 12 all’Hiroshima Mon Amour di Torino; il 13 ospite del Barezzi Festival di Busseto; e il 14 al Monk di Roma – costituiscono l’occasione per presentare dal vivo il disco più italiano dei múm che, agli esordi, furono etichettati nella natia Islanda come i paladini della cosiddetta “generazione carina”. Già, perché una buona parte degli otto brani che compongono “History of Silence”, lavoro che di fatto mette fine a un silenzio discografico che andava avanti da una dozzina d’anni, è stato registrato nell’arco di due settimane trascorse in Salento. Nello specifico, al Sudestudio, lo studio immerso tra gli uliveti e i vigneti di Guagnano, in provincia di Lecce.
Provenienti dalla fiorente scena musicale islandese di fine anni Novanta, che privilegiava la sperimentazione e un approccio musicale espressionista e dalla forte connotazione emozionale, la formazione attuale è composta, oltre che da Smárason e Tynes; dal batterista finlandese Samuli Kosminen; dalla violoncellista e cantante Gyða Valtýsdóttir; da Róberta Andersen (chitarra); e da Sigurlaug “Silla” Gísladóttir (chitarra e voce).
Dalla loro la predisposizione a un sound riconoscibile al primo ascolto, dove c’è spazio per un mix fatto di attitudine contemplativa, melodie delicate e ricerca elettronica. Senza dimenticare l’inconfondibile cantato a più voci sussurrate. Per un gruppo che ha nella pacatezza il proprio Dna non poteva avvenire diversamente.

Info&Biglietti: https://ponderosa.it/artist/mum/

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