Antonio Castrignanò: Il musico, la principessa e il corpo di ballo

Antonio Castrignanò
Antonio Castrignanò

16.08.2021, di Giacomo Luperini

Ci sono tutti gli ingredienti necessari per la scrittura di una bella fiaba. Ci siamo fatti raccontare da Antonio Castrignanò la nascita di “Core Meu”

Febbraio 2015, Parigi. Sua Altezza Reale Carolina Luisa Margherita Grimaldi di Monaco incappa in una recensione entusiastica su Le Monde di un giovane e talentuoso artista salentino: Antonio Castrignanò. Colpita dalle parole del famoso giornale, compra i CD di Antonio, li ascolta e ne rimane immediatamente soddisfatta, tanto da decidere di ingaggiarlo per il matrimonio del figlio, Pierre Casiraghi con Beatrice Borromeo.

Non c’è dato sapere di come sia andata la festa di matrimonio, anche se con un’atmosfera allegra e partecipativa come quelle che abitualmente sa ricreare Antonio, possiamo bene immaginarlo. Ciò che è certo è che tra il pubblico sedeva una persona destinata a fondersi in un importante sodalizio artistico: Jean Christof Maillot, direttore artistico di Les Ballettes de Monte Carlo. Maillot rimane immediatamente impressionato dalla potenza espressiva di Antonio e i due iniziano ad ideare, assieme a Taranta Sound, un innovativo spettacolo di danza e musica, dove tradizione orale ed energia popolare si fondono con la disciplina e il virtuosismo del balletto.

Il primo prototipo viene presentato alla spettacolare “F (Ê) AITES DE LA DANSE!” del 1° luglio 2017 a Monte Carlo. A mezzanotte in punto prende vita per la prima volta lo spettacolo che dal 2019 prenderà il nome di “Core Meu”. Lo spettacolo dopo quattro anni è più vivo che mai, in continua trasformazione e di grande richiamo verso il pubblico.

Ciao Antonio, puoi dirci com’è stato rapportarsi con la Principessa Carolina Grimaldi?

Fin da subito mi sono sentito a mio agio a parlare con la Principessa. Ha voluto sapere tutto sul dialetto, i modi di dire e le tradizioni contadine del Salento. Si è interessata in particolar modo alla cultura e alle sfumature magrebine e balcaniche della nostra musica. C’è una reale e sincera apertura mentale verso il mondo esterno.

E con Jean Christof Maillot?

Con Jean Christof si è creata una forte sintonia umana e artistica. Non tutte le compagnie di danza hanno l’apertura mentale per riuscire a mescolare mondi apparentemente così diversi: la danza classica, fatta di sacrificio fisico e perfezionamento continuo, con la nostra musica, basata sull’oralità, sullo spirito e l’energia popolare. È stata una delle esperienze più belle della mia vita. La prima volta che ho visto le coreografie mi sono sinceramente emozionato.

 Il finale è molto atipico, spontaneo. Come è nato?

Il finale è nato come un fuori programma. Tutto il pubblico si è alzato, i ballerini hanno improvvisato e sono andati tra il pubblico a coinvolgere, si è trasformato tutto in un’enorme festa popolare. Questa rottura degli schemi è stato possibile solo grazie alla professionalità e all’apertura mentale assoluta della compagnia, che è sempre pronta ad aprirsi ad altri mondi. Questo ti fa capire la libertà e il desiderio di condividere quelle che sono le nostre e le loro peculiarità. Hanno un’enorme capacità e bisogno di stare insieme. Esattamente ciò che ci manca in questo periodo storico.

Pensi che per la tua carriera artistica sia stata un’esperienza positiva?

Per me è stato un volano incredibile. Il pubblico era entusiasta a Monte Carlo e in patria. Tutti volevano rivedere il concerto che avevamo fatto nel Principato. Quando siamo ritornati a casa e abbiamo fatto le cinque date di fine aprile 2019, sono andate tutte sold out!

Sembra che ci sia un grande interesse per la cultura salentina nel Principato di Monaco. Cos’hai appreso tu dalla loro cultura? C’è stata reciprocità?

Il Principato è una piccola comunità, ma è un luogo di incontro di culture da tutto il mondo. L’italianità e la francesità si riscontrano spesso nei lavoratori Monegaschi. Purtroppo non ho avuto molto modo di conoscere profondamente la popolazione, ho interagito prevalentemente con l’ambito artistico e sono rimasto stupito dalla multiculturalità del corpo di ballo. Convoglia ballerini da tutto il mondo: Brasile, Belgio, Spagna, Argentina… ci sono davvero tante realtà. C’è anche una ballerina di Lecce che abbiamo ritrovato lì! Elena Marzano. Abbiamo conservato un buon rapporto con lei, un bel confronto di idee.

Pensi che il progetto Core Meu sia finito? O dobbiamo aspettarci novità?

Abbiamo avuto la fortuna di essere stati tra i pochi artisti che hanno potuto esibirsi l’anno scorso. Dall’11 al 13 dicembre 2020 abbiamo fatto tre date al Forum Grimaldi di Monaco e sono andate molto bene. Ho appena mandato brani e musiche nuove. L’idea sarebbe di arricchirlo e di riproporlo.

La storia quindi non sembra ancora essere giunta alla sua fine e noi rimaniamo in attesa delle sue prossime evoluzioni. Nel Frattempo possiamo consolarci con l’uscita, prevista a settembre, del nuovo album di Antonio Catrignanò, sperando di poter vedere finalmente dal vivo Taranta Sound e Les Ballettes di Montecarlo.

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