«Piacere Alfa, Alfa Mist»
Tris di concerti italiani a marzo (il 3 al Locomotiv Club di Bologna, il 4 al Monk di Roma e il 5 alla Santeria Toscana 31 di Milano) per una delle figure di riferimento del nuovo jazz (e dintorni) della scena britannica.
«Se nasci nel distretto più povero di East London non hai che tre opzioni: diventare un criminale, fare sport o dedicarti alla musica», ha confidato Alfa Sekitoleko, nome d’arte Alfa Mist.
Dopo aver iniziato come rapper e beat-maker, il ragazzo di origini ugandesi (da parte di madre) ha imparato a suonare da autodidatta il piano e, da allora, ha provato ad allargare i propri orizzonti fino a diventare un compositore-produttore molto ricercato e dedito a una sorta di jazz-fusion la cui parola d’ordine è contaminare. Già, perché la struttura jazzistica, intima, delicata e molto calda, si contamina, a seconda dei casi, con l’hip-hop, il soul, l’elettronica.
Mai come nell’ultimo album, Roulette, uscito per l’etichetta personale Sekito Records, mister Sekitoleko sembra aver trovato il giusto punto di equilibrio tra sperimentazione e accessibilità grazie a un suono, ricco e complesso al tempo stesso, che diventa un mezzo di introspezione.
La critica, riferendosi a Roulette, ideato, scritto e prodotto da questo geniale outsider che risponde al nome di Alfa Mist (e con ospiti come il rapper newyorkese Homeboy Sandman e la cantanate soul britannica Taviah), lo ha descritto come il disco più poetico e potente mai realizzato dal ragazzo londinese. Un concept-album che, almeno nelle intenzioni, prefigura un futuro prossimo venturo dove la reincarnazione è realtà scientifica acclarata. Una sorta di colonna sonora (anche se ci sono diverse collaborazioni con vocalist da una parte dall’altra dell’Atlantico) per una realtà distopica piuttosto inquietante, ma che un ascolto dopo l’altro ti entra dentro e non ti molla più…
«Sto esplorando diverse parti di me stesso», ha chiosato Alfa Mist. Un viaggio, il suo, davvero molto intrigante.
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