Noa di nuovo in Italia: «Canto la pace. Sempre».

di Luca Testoni
«Pensare la pace non è un’utopia». Cantante di fama planetaria, ma anche attivista, l’israeliana Noa, 56 anni, figlia di ebrei yemeniti, non demorde. Nonostante la deriva nazionalista che guida il governo di estrema destra dello Stato ebraico, accusato di genocidio per quel che ha fatto (e continua a fare) a Gaza e di apartheid nei territori occupati della Cisgiordania (e in guerra perenne con i vicini mediorientali, dal Libano all’Iran), non rinuncia di portare avanti le proprie istanze pacifiste e insite perché si faccia di tutto per ritrovare il filo del dialogo. Una posizione mai così difficile come in questo momento. Tanto che in patria, la destra ultranazionalista la considera né più né meno che una traditrice. Ma lei non si fa intimidire, anzi va avanti per la propria strada e… non smette di cantare. A luglio sarà in Italia per ben cinque concerti. Il tour avrà inizio il 24 da La Spezia (piazza Europa); proseguirà il 25 al Castello Sforzesco di Milano, nell’ambito della rassegna dell’Estate al Castello; il 27 al Chiostro degli Olivetani di Nocera Inferiore (Salerno); il 28 alla Casa del Jazz di Roma; e si concluderà il 29 luglio al “Riccione Summer Jazz”.
Con oltre trent’anni di carriera, l’artista che ha prestato la voce alla colonna sonora del film “La vita è bella” porterà sul palco il suo nuovo progetto discografico, “The Giver and the See”, accompagnata dal pianista Ruslan Sirota, dal batterista Daniel Dor e dal sassofonista Omri Abramov. L’album introduce una nuova dimensione sonora nella produzione artistica di Noa: per una volta, il pianoforte assume un ruolo centrale, arricchendo ulteriormente la profondità espressiva della sua voce. Il disco nasce da un’idea simbolica potente: «Ho nascosto le parole “fiume” e “mare” in tutte le canzoni – ha spiegato -. Il motivo è una frase che da anni è al centro del conflitto: “From the river to the sea”, e cioè dal fiume fino al mare. Per alcuni significa libertà per i palestinesi, per altri la cancellazione di Israele. È una frase che gli estremisti hanno trasformato in uno slogan identitario, io invece ho voluto fare il contrario. Perché tra il fiume e il mare, per me, c’è spazio per tutti. C’è spazio per tutti noi».
A seguire Noa, «L’acqua e il suo fluire diventano il filo conduttore dell’intero lavoro, dando vita a un viaggio emotivo e spirituale che attraversa temi universali come dolore, perdita e rinascita».
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