«Libertà e improvvisazione». L’album di debutto de L’Antidote
È finalmente disponibile “L’Antidote”, l’atteso lavoro, in bilico tra world music dai sapori mediorientali, jazz, pianismo contemporaneo ed elettronica, della formazione composta dal percussionista iraniano Bijan Chemirani, del pianista libanese Rami Khalifé e del violoncellista albanese (ma ormai di casa in Salento) Redi Hasa.
di Luca Testoni

Una creatura immaginata dal patron di Ponderosa, Titti Santini, convito che tra i tre musicisti, con origini, identità e influenze differenti, ma per natura inclini all’improvvisazione, potesse nascere la giusta alchimia. L’intuizione, avuta cinque anni fa, si è rivelata corretta e si è tradotta in un suono autentico e a suo modo unico. E non si fa per di dire.
I due termini che meglio definiscono i nove brani che compongono il potente ed emozionante viaggio strumentale che ora tutti possono ascoltare grazie a Ponderosa Music Records? Improvvisazione e libertà: «A ben vedere, è proprio la libertà a caratterizzare maggiormente l’album», puntualizzano i tre musicisti. «Nessuna barriera. Nessun confine. Nessuna scatola. La musica si muove in molte direzioni, ma senza filtri. È davvero autentica, ed è questo che la rende potente: per chi ascolta, ma anche per noi sul palco». A proposito di concerti, la tournée prenderà il via a novembre: il 5 saranno allo Studio de L’Ermitage di Parigi; il giorno dopo in Triennale Milano Teatro in occasione del festival JAZZMI; per poi fare tappa al Folk Club di Torino l’8; e alle Sale Apollinee di Venezia il 9. L’11 novembre sarà saliranno poi sul palco del Roma Jazz Festival e il 12 saranno ospiti dello Sghetto Club, nell’ambito del Bologna Jazz Festival. Ancora: il 15 si esibiranno al London Jazz Fest di Londra e il 16 all’Het Depot di Leuven, in Belgio.
«L’Antidote rimanda al 2020, a quel periodo in cui le persone cercavano un antidoto contro la pandemia. Per noi la musica è certamente un altro tipo di antidoto: un antidoto al mondo in cui viviamo oggi, alle situazioni dalle quali cerchiamo di fuggire: la realtà, la violenza, le ingiustizie e le guerre», spiegano. «La musica è una terapia, un modo per offrire alle persone un momento di evasione, di speranza, qualcosa di cui tutti abbiamo un disperato bisogno. In un certo senso, è come se cercassimo di “curare” le persone con la nostra musica, ma prima ancora proviamo a curare noi stessi. Mettiamo tutta la nostra rabbia, tutti i sentimenti negativi e oscuri dentro la musica, trasformandoli in un’esperienza positiva. Se la si guarda in questo modo, quel nome ha senso, perché, se guardi alle nostre biografie, tutti noi veniamo da esperienze difficili».
Info&Biglietti: https://ponderosa.it/artist/lantidote/



