GoGo Penguin, quando il jazz conquista l’Alcatraz
di Luca Testoni
Capita di rado che una formazione jazz possa suonare dal vivo in un locale di solito appannaggio di grandi concerti rock (e dintorni) come quello milanese. Dopo il grande Kamasi Washington, visto, ascoltato e ammirato la primavera scorsa, il brillante trio di Manchester approderà nello stesso spazio il prossimo 13 febbraio.
Il live programmato all’Alcatraz (i biglietti sono disponibili su ponderosa.it) rientra a pieno titolo nel tour mondiale che sta accompagnando l’uscita dell’ultima fatica discografica in ordine di tempo, l’album Necessary Fictions, con il quale il pianista Chris Illingworth, il bassista Nick Blacka e il batterista Jon Scott, senza rinunciare al proprio sound, da sempre in bilico tra jazz, elettronica, pop-rock e sperimentazione, hanno introdotto anche elementi di novità. Quali? Per esempio, l’utilizzo di sintetizzatori modulari o il ricorso all’ensemble d’archi. Senza inoltre dimenticare che, per la prima volta, i “Radiohead del jazz”, come furono definiti quando si cominciò a parlare di questi paladini della fiorente scena alternative jazz di Manchester nell’ormai lontano 2012, hanno dato pure spazio a un brano cantato. A suo modo, una piccola, grande rivoluzione per chi, come i GoGo Penguin, ha fatto della musica strumentale la propria cifra stilistica.
Riassumendo: sommate la tipica linea di basso corposa di Blacka, la batteria dinamica di Scott e la ricca linea melodica di Illingworth e otterrete come risultato un altro nuovo classico.



