Peter Hook suona i “suoi” Joy Division e New Order

di Luca Testoni

Nel febbraio scorso è entrato di diritto nella Hall of Fame del Rock’n’Roll non con uno, bensì con due gruppi. Un piccolo record, no?  

In effetti, Peter Hook, Manchester, classe 1956, che ad un impiego sicuro in Comune scelse di imbracciare il basso elettrico, è riuscito nella non facile impresa di suonare in due band che hanno fatto la storia della scena post-punk inglese tra la fine degli Anni Settanta e gli Anni Ottanta. E che band: da una parte, i  Joy Division, due album capolavoro come “Unknown Pleasure” e “Closer”, nel segno di un rock gelido, oscuro e nervoso, espressione di desolazione esistenziale, ma anche la decadenza di una città, Manchester, in passato culla del primo capitalismo industriale; e, dall’altra, i New Order, con i quali i superstiti della breve e feconda stagione targata Joy Division, interrotta e per certi versi divenuta leggendaria dopo il suicidio del ventitreenne cantante Ian Curtis, hanno abbandonato di proposito le sonorità oscure con le quali erano assurti a band di culto, in favore di un pop elettronico e ballabile pur senza per questo rinunciare all’approccio rock e alla vena malinconica del gruppo che li ha resi immortali.

Giusto premiare con il prestigioso riconoscimento entrambi gruppi, è stato detto e scritto. Pur nelle diversità, tra Joy Division e New Order è facile cogliere più di un elemento di continuità.

Il più rock della compagnia? Proprio mister Hook. Escluso dalla reunion dei New Order («ma è come se i Queen tornassero a suonare senza Freddy Mercury», si è lasciato scappare inviperito), ha messo in piedi da qualche tempo una nuova band, Peter Hook & The Light, del quale fa parte anche il figlio, che farà tappa al Goa Boa Festival di Genova il 1° luglio per l’unico concerto italiano dell’estate.

 

Info & Tickets: https://ponderosa.it/artist/incognito/

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