«Benvenuti nel mio “Backstage”»
di Luca Testoni
Chi si rivede! Trent’anni fa, Jay-Jay Johanson fu considerato l’emblema della coolness applicata al pop Made in Europe, complice il suo look androgino, elegante e algido al tempo stesso, e ad un sound intimo, ma molto, molto sofisticato, che fondeva le sue due musiche del cuore, il jazz e il trip-hop di Portishead e Massive Attack, con suggestioni da colonna sonora di un film alla David Lynch. E vogliamo parlare di quella voce da crooner proiettato al futuro?
Originario di Trollhättan, un centro di 50 mila abitanti a metà strada tra Göteborg e Stoccolma, in Svezia, sarà di passaggio dall’Italia per un nuovo concerto. Appuntamento la sera del 27 maggio all’Arci Bellezza di Milano (ore 21, ingresso riservato ai soci Arci).
Sarà l’occasione ideale per far conoscere le canzoni del suo nuovo album, il quindicesimo, Backstage il titolo, con il quale, messe al bando le chitarre, ha spinto ancora di più l’acceleratore su atmosfere elettroniche intimiste e, perché no, anche un po’ malinconiche, ma sempre con occhio di riguardo per l’easy-listening. Ma anche per celebrare i 30 anni dall’uscita di Whiskey, il suo debutto discografico con il quale catturò su di sé l’attenzione di mezzo mondo.
Nel corso degli anni ha collaborato con The Knife, i Cocteau Twins e ha persino curato una playlist per Balenciaga. Perché il suo gusto è davvero molto speciale. Lontano dai riflettori e seguendo la propria strada, in barba alle mode, Jay-Jay è riuscito a ritagliarsi uno spazio tutto suo.



