Tinariwen, il blues del deserto che ha sedotto l’Italia

di Luca Testoni

Tre concerti ad aprile – il 20 all’Alcatraz di Milano; il 21 aprile all’Auditorium Parco della Musica di Roma; e il 22 aprile all’Hall di Padova – per i pionieri della musica tuareg.

 

 

Il prossimo 13 marzo i Tinariwen pubblicheranno il loro decimo album in studio, Hoggar, anticipato dal singolo Imidiwan Takyadam, in cui canta anche il cantautore svedese José Gonzalez.

Con questo album, e dopo oltre 45 anni di carriera, il collettivo che ruota attorno alla figura ribelle e carismatica di Ibrahim Ag Alhabib, sembra essere tornato alle origini del proprio sound. 

Feroci sostenitori della cultura nomade del proprio popolo, che vive nelle terre desertiche di confine tra il Mali e l’Algeria, i Tinariwen hanno riscosso un successo globale nell’ultimo quarto di secolo mettendo a suon di blues e chitarre elettriche. La loro forza? Mettere assieme riflessioni politiche in lingua tamasheq (berberi o tuareg dir si voglia…), ritmi sincopati e melodie struggenti.

Con Hoggar, rivendicano il loro ruolo di anziani di questa tradizione musicale tuareg, tornando ai loro primi anni di scrittura di canzoni con chitarre acustiche e canti in comune attorno al fuoco nel deserto, ma passando anche il testimone a una generazione più giovane di musicisti che possono continuare a mantenere viva la fiamma della ribellione e della sfida di un popolo obbligato a una vita da esuli e di stenti, complice l’instabilità politica e l’assedio della modernità che ha sfilacciato, forse irrimediabilmente, i legami sociali e ha finito per disgregare le gente tuareg che crede da sempre che il deserto è stato creato da Dio per trovare la propria anima.

Info & Tickets: @ponderosa.it

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