La seconda vita di madame Traorè
di Luca Testoni
Lasciate definitivamente alle le vicissitudini giudiziarie degli ultimi anni, a cominciare dalla detenzione tra Belgio, Francia e Italia, diretta conseguenza di un duro contenzioso con l’ex compagno rispetto all’affidamento della figlia della coppia, Rokia Traorè è tornata finalmente in quello che è il suo elemento naturale: il palcoscenico.
L’obiettivo ora è “riprendersi” lo scettro di regina della musica d’autore africana.
La rinascita della cantautrice, compositrice e polistrumentista originaria del Mali, che irruppe sulla scena internazionale quasi tre decenni fa e che ha alla sua collaborazioni prestigiose (da Damon Albarn dei Blur a John Paul Johns dei Led Zeppelin e alla scrittrice premio Nobel Toni Morrison), passa anche da un tris di concerti in terra italiana: il 24 ottobre sarà infatti al Teatro Puccini di Firenze, il 27 all’Alcatraz di Milano, ospite di JAZZMI, e il 28 al Teatro Apollo di Lecce, nell’ambito di Salento Jazz. Con lei sul palco una formazione di assoluta qualità: dal celebre chitarrista maliano Samba Diabaté, nato da una famiglia di griot come Traoré, all’estroso tastierista francese Sylvain Rabbath, passando per un’affidabilissima sezione ritmica composta dai maliani Aristide Nebout (basso) e Angelo Agbasse (batteria).
Ammirata di recente live in Sardegna, nell’ambito del Festival Dromos, Rokia Traorè è parsa tutto, fuorché arrugginita. Al contrario, quantomai vitale e vogliosa di ricominciare da dove si era fermata, restando fedele alla sua ricetta musicale, e cioè combinando la musica tradizionale mandingo con sonorità moderne come il jazz e il rock. Un concerto dove riflettere sulla vita, che cambia quanto meno te l’aspetti e che spesso dà troppo ad alcuni e troppo pochi a molti, ma anche lasciarsi andare in balli liberatori.
«Con la musica cerco di realizzare i sogni», la sua dichiarazione d’intenti. E allora… faccia sognare ancora Rokia.
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