José González, il pop acustico che non passa mai di moda
di Luca Testoni
Fa tappa all’Alcatraz di Milano il prossimo 17 novembre, unica data italiana, il tour mondiale del cantautore svedese di origini argentine. Un tour legato a doppio filo al suo ultimo (il quinto) album, “Against The Dying Of The Light”, letteralmente contro l’eclissi della luce.

Un lavoro nel quale spazia dal personale al collettivo, dal pop folk intimista a canzoni con le quali riflettere su temi dell’umanità contemporanea. Per esempio, prendendo posizione riguardo le minacce connesse alla crisi climatica che affligge il nostro pianeta, ma anche sull’invadenza delle tecnologie. Esagerato? A leggere le denunce di molti addetti ai lavori delle Big Tech americani le derive dell’AI non lasciano presagire nulla di buono.
Insomma, un menestrello (con l’inseparabile chitarra acustica a tracolla) dei giorni nostri che sa essere di contenuto, ma anche gradevolmente leggero al tempo stesso.
«Il mio album può essere ascoltato semplicemente per i suoni, le armonie e i ritmi, ma mai come questa volta i miei testi (in inglese, ma anche in svedese e spagnolo) vogliono ispirare le persone a impegnarsi e ad agire, collaborando per risolvere problemi collettivi. In nome dell’umanesimo e dei valori dell’Illuminismo, e contro “l’eclissi della luce”».
La cosa bella è che González sta “invecchiando” davvero bene. Un po’ come i re del cantautorato acustico europei, i norvegesi Kings of Convenience, che più il tempo passa e più sono bravi e godibili. Come il duo di Bergen, lo svedese non solo è sopravvissuto agli anni Duemila, ma sta resistendo alla grande nell’era dello streaming più sfrenato.
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