Thomas Umbaca, immaginando la musica che (ancora) non c’è

Sarà disponibile dal 20 marzo in digitale e dal 18 aprile in formato fisico “Waiting For Music To Surprise Me Again”, il secondo album del pianista-compositore milanese che, per l’occasione, vanta un produttore d’eccezione: Amedeo Pace, il chitarrista-cantante del trio newyorkese dei Blonde Redhead. 

di Luca Testoni

Il nuovo lavoro discografico sarà poi presentato dal vivo ad aprile: il 9 al Biko di Milano e il 16 alla Casa del Jazz di Roma.

«In un’epoca storica in cui si cerca di vendere pacchetti di certezze che mai avremo, ho cercato di fare qualcosa che mettesse al centro l’opposto: l’idea che non c’è niente di più bello e reale che essere presi alla sprovvista da qualcosa, che è poi quello che cerco nella musica». In poche righe ecco condensata la filosofia musicale di Umbaca. «Per me, in generale, fare musica equivale a cercare quello che non c’è, ma che intravedi o che semplicemente vorresti ci fosse, che se ci pensi è la facoltà più assurda che ci caratterizza, immaginare cosa non c’è».

Sin da subito è apparso chiaro che la musica di Thomas Umbaca avesse un sentore come di selvatico, un tratto di non addomesticabile e soprattutto di non prevedibile. Caratteristiche che ritornano ascoltando, una dopo l’altra, le sue dieci nuove composizioni del nuovo album.

Il pianoforte era e resta il centro gravitazionale del progetto, ma tutto fa tranne ricalcare gli schemi classici e a tratti scontati del pianismo pop contemporaneo. Sì, perché Thomas Umbaca fa dialogare il suo piano con quello che non t’aspetti: sfumature elettroniche, suggestioni elettriche o svariati rimandi acustici e vocali. 

Umbaca spende parole di gratitudine nei confronti di Amedeo Pace, portatore di mondo sonoro apparentemente molto lontano dal suo: «Amedeo ha messo la sua esperienza al servizio dei brani, arricchendoli con chitarre western e suoni che sento come germogli. La musica ha trovato da sola la sua direzione, senza troppe regole: è nato così un trip cinematografico, uno spazio ondoso in cui perdersi». Per la cronaca, nel disco ha prestato la propria voce anche Adele Altro, la cantautrice veneta meglio nota come Any Other. Voce come uno strumento. Evocativo e inafferrabile al tempo stesso.

Certo è che Waiting for Music to Surprise Me Again non ha un solo colore: «Racchiude in sé le sfumature e le complessità dell’essere umano, trasformando la varietà emotiva della vita reale in una narrazione sonora», chiosa. «Ogni traccia è un microcosmo musicale, che dal rumore urbano si apre a un viaggio interiore dove luce e buio, reale e onirico si fondono in un percorso coinvolgente e suggestivo».

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