
Thomas Umbaca
Waiting for Music to Surprise Me Again
In un’epoca storica che cerca di vendere pacchetti di certezze che mai avremo, ho cercato di fare qualcosa che mettesse al centro l’opposto delle cose, l’idea che non c’è niente di più bello e reale che essere presi alla sprovvista da qualcosa, che è quello che cerco nella musica. – Thomas Umbaca
Dopo un primo percorso che lo ha visto muovere i primi passi tra jazz e sperimentazione, Thomas Umbaca torna sulle scene musicali con “Waiting for Music to Surprise Me Again”, in uscita oggi su tutte le piattaforme digitali e in fisico dal 18 aprile in occasione del Record Store Day. Un progetto che nasce dal desiderio di restituire autenticità e sorpresa all’esperienza di ascolto.
Anticipato dai singoli H. Who Are You? (14 novembre), Float! Best Way To (16 gennaio), Omnibus (20 febbraio) e Huh, yr voice (13 marzo), Waiting For Music To Surprise Me Again è un viaggio sensoriale e musicale che prende forma da memorie, esperienze e vissuti, capaci di trasformarsi in una mentalità collettiva condivisa.
Il disco, co-prodotto con Amedeo Pace (Blonde Redhead), rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di Umbaca. Il pianoforte è il centro gravitazionale del progetto, ma viene progressivamente emancipato dal suo contesto classico per dialogare con nuove sfumature elettroniche, chitarre, synth, voci ed elementi acustici, Ne nasce un paesaggio emotivo in costante trasformazione, dove il suono diventa ora animale, ora naturale, ora meccanico.
Come racconta Thomas stesso “Sono grato ad Amedeo (Blonde Redhead) che ha messo la sua esperienza al servizio dei brani, arricchendoli con chitarre “western” e suoni che sento come germogli. La musica ha trovato da sola la sua direzione, senza troppe regole: è nato così un trip cinematografico, uno spazio ondoso in cui perdersi”
L’album si sviluppa come un dialogo continuo tra introspezione, identità e sperimentazione sonora. Ogni traccia possiede una propria identità, dando vita a una musica viva e profondamente umana, capace di raccontare le emozioni senza strutture prevedibili o narrazioni uniformi.
Concepito come un’opera nata per e dalla metropoli contemporanea, Waiting For Music To Surprise Me Again, come dichiara Thomas “si configura come un luogo mentale, una nuvola sonora che accoglie chiunque: dai ritmi frenetici della città al silenzio della campagna. Una musica che accompagna momenti diversi: dal relax domestico davanti a un camino fino ai
tragitti quotidiani in tram, in metro o a piedi per le vie della città, offrendo pace, ispirazione e conforto”.
Pur mantenendo sonorità accessibili ed equilibrate, il disco sperimenta con elementi sonori inattesi, creando un ambiente musicale mutevole in cui perdersi o ritrovarsi. Il filo narrativo attraversa l’intero lavoro fino alla traccia finale, chiudendo un percorso coerente ed immaginifico.
Il disco è così un invito ad abbandonare i vincoli del pensiero razionale per accogliere l’imprevisto, lasciandosi guidare dal suono, dall’improvvisazione e dalla libertà.
Sempre Thomas dichiara che “Waiting for Music to Surprise Me Again non ha un solo colore: racchiude in sé le sfumature e le complessità dell’essere umano, trasformando la varietà emotiva della vita reale in una narrazione sonora. Ogni traccia è un microcosmo musicale, che dal rumore urbano si apre a un viaggio interiore dove luce e buio, reale e onirico si fondono in un percorso coinvolgente e suggestivo”
Se da un lato l’ascoltatore ripercorre insieme a Thomas un percorso nella memoria dell’artista, a un certo punto di imbatte in H, figura ambigua e in continua trasformazione.
“Inconsciamente ero alla ricerca di una musica più definita, messa a fuoco, di temi/melodie che tagliassero nella profondità di un magma un po’ più bianco e nero, che forse è il pianoforte, o forse era il mio momento della vita? Forse un po’ di consapevolezza in più su cosa vuoi essere? Una voglia di gridare qualcosa in modo più acido, aspro. Vai a capire da dove viene. Poi per me in generale fare musica equivale a cercare quello che non c’è ma che intravedi o che semplicemente vorresti ci fosse, che se ci pensi è la facoltà più assurda che ci caratterizza, immaginare cosa non c’è. Penso sia un peccato non sfruttarla“
L’album si apre con StreAM,un flusso che prepara l’ascoltatore alle sonorità dell’album: AM come mattino, ma anche come A Major, la tonalità su cui il brano è costruito. Un’apertura serena e rassicurante. Con Omnibus, seconda traccia del progetto, si scivola in atmosfere notturne: un autobus notturno che attraversa le strade di una metropoli al buio, un momento in cui le differenze tra gli esseri umani si annullano.
Il viaggio prosegue tra moti ondosi e derive cinematografiche, fino a tornare lentamente all’idea di flusso: un movimento continuo che Thomas invita a seguire per districarsi tra i pensieri, dall’ingarbugliamento vitale che ci accomuna. Nella vita come nella musica, ricorda che è sempre possibile fluttuare. H, Who Are You?Ispirata all’Orazio di Heiner Müller, ricopre la figura da protagonista nel disco. Una figura sospesa tra bene e male, un personaggio dipinto come eroe, ma anche come assassino. Il brano cresce e si trasforma continuamente, oscillando tra sonorità molto diverse tra loro. Momenti di tensione e apertura si susseguono in Back to 13 sguarda al passato, al Thomas di tredici anni fa: una traccia più semplice, quasi innocente, che si chiude con un omaggio alla drum’n’bass, segno delle contaminazioni maturale nel tempo. Huh yr voice nasce dal recupero di vecchie registrazioni improvvisate, filtrate e rilette da Thomas con la sensibilità musicale attuale. A distinguersi è l’incipit del brano, in cui la frase Huh yr voice, filtrata con un effetto quasi radiofonico, si ripete in un susseguirsi rimatico e ipnotico.
Con All Gates torniamo nel mondo metropolitano e non, immergendoci in un suono quasi meditativo, fatto di sonorità che evocano un paesaggio naturale. Nato in modo spontaneo, il brano è stato poi arricchito quasi per gioco da un toy piano e da synth, che richiamano l’immagine di un gregge al pascolo, contribuendo a rafforzarne la dimensione spirituale e onirica.
Con Push back song, composta nel silenzio estivo di un condominio svuotato spezzato da un episodio di violenza domestica, la serenità iniziale restituita alla musica diventa allora atto di resistenza. Un brano che si addentra in un ambiente melodico scuro e insidioso, attraversato dalla voce melodica di Adele Altro (Any Other), che fa da contrasto e porta speranza fino a un finale fortemente cinematografico.
Felix è dedicata a un anziano allievo di pianoforte di Thomas: una storia di solitudine e depressione, ma anche di cura e speranza. Una traccia che, pur nascendo dal dolore, lascia spazio a una luce inattesa. Un simbolo di speranza, che indica come anche nel buio più profondo si possa trovare una luce.
L’album si chiude tornando a H, nella traccia H. You’re Good, con una risoluzione pacifica e imperfetta, ma autentica. La frase “There’s nothing that can’t be stopped”, ripetuta e filtrata fino a diventare quasi irriconoscibile, apre a un senso di possibilità e responsabilità. Come afferma Thomas stesso “H è un buono, nonostante tutto – o almeno io credo che lo siamo e potremmo esserlo, tutti”.
Waiting For Music To Surprise Me Again – Tracklist
1. StreAM
2. Omnibus
3. Float! (Best Way To)
4. H. Who Are You?
5. Back To 13
6. Huh, Yr Voice
7. All Gates
8. Push Back Song
9. Felix
10. H You’re Good
Thomas Umbaca
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