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Winter Journey, l’opera che Einaudi regala a Milano

Di Luca Testoni

Per una volta, Ludovico Einaudi non è sul palco, bensì è seduto in platea.

A poche ore dall’esecuzione di questa sera (ore 20) al Teatro Dal Verme di Milano della sua opera “Winter Journey”, la prima assoluta in versione di oratorio, il maestro, tra una pausa e l’altra delle ultime prove, dialoga con il direttore Carlo Tenan e dà indicazioni ad alcuni musicisti dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali.

«È una bella sensazione, mi piace questa dimensione, me la sto gustando», confida. «Da esterno, non suonando, mi permetto di dare qualche consiglio. È il mio modo di collaborare alla riuscita dell’opera che ho composto». Opera nella versione pura, senza costumi né scenografie, dalle sonorità intime e potenti al tempo stesso e dall’inconfondibile stile einaudiano, che coinvolge una cinquantina di orchestrali, cui si aggiungono una mezza dozzina di coristi del Torino VocalEnsemble, nonché le voci soliste, tra gli altri, quelle del griot senegalese Badara Seck, della cantante soul-jazz originaria del Malawi Malia, dell’attore e drammaturgo britannico Jonathan Moore e dell’attrice e regista belga Elle van Knoll.

Quello che colpisce a primo acchito nel mélange di musica e voci che si intrecciano, si sovrappongono e colpiscono al cuore è il messaggio politico. D’altronde, come ha spiegato lo stesso autore, “Winter Journey” è un viaggio nell’inverno e nella notte di un migrante che attraversa a piedi terre e fili spinati in un’Europa desolata, lasciando la sua donna e la sua famiglia nella terra d’origine. «Sì, il messaggio politico è evidente. Tuttavia, dal modo in cui è raccontata questa storia credo che sia prevalente il punto di vista umano ed emozionale», argomenta Ludovico Einaudi. «È la storia contemporanea di due persone, costrette ad allontanarsi, che si separano a causa della guerra, ma che assume inevitabilmente una valenza universale. Già, perché nella storia umana ci sono stati tanti altri dolorosi allontanamenti ed altrettanti esodi forzati».

Roberto Andò e Ludovico Einaudi al Teatro Massimo di Palermo

Nella riuscita dell’opera, commissionata ad Einaudi prima della pandemia dal Teatro Massimo di Palermo, hanno fornito un contributo fondamentale due persone: il regista palermitano Roberto Andò e Colm Tóibín, uno dei massimi scrittori irlandesi viventi: «Colm, contattato da Andò, con cui avevo collaborato già in passato, è stato fantastico nel tratteggiare la figura del protagonista che cerca un futuro migliore nel suo nord e una volta giunto in Europa trova l’inverno, un freddo dell’anima, fatto di respingimenti e di mancanza di disponibilità».

Se l’impianto espressivo del libretto risponde a una voce interiore, la musica, per dirla sempre con Einaudi, è come se fosse quasi una preghiera, un grido e canto di voci che non appartengono alla tradizione europea e che pure vedono in questa Europa che si sta sgretolando la terra promessa. Una preghiera che «spazzi via il vento freddo e faccia riemergere il calore della solidarietà».

«Ho composto tanti temi musicali molto definiti, come se fossero leitmotiv, legandoli a ciascun personaggio e a ciascuna situazione dell’opera», chiarisce. «Ogni personaggio è abbinato al suo tema musicale, che può essere un’armonia o una melodia, sempre ben definito. Man mano che poi le cose si sviluppano i temi si intrecciamo, fino a quando tutti gli elementi ascoltati nel corso dell’opera si ritrovano assieme nel finale».

«Sono contento di fare questo regalo alla città di Milano e di poter presentare questo bellissimo progetto qui al Dal Verme nell’ambito dei festeggiamenti dei suoi 150 anni, un teatro con una grande tradizione d’opera», chiosa Ludovico.

Va da sé, il futuro di “Winter Journey” è roseo: «Ad ottobre ci sarà una ripresa in forma scenica al Teatro San Carlo di Napoli, ma credo che anche questa versione del’opera più pura e minimale possa avere ulteriori riproposizioni. E non escludo nemmeno la possibilità di eseguirla al piano in una versione con un ensemble più ridotto».

Ad aprire il concerto, gli allievi del Conservatorio di Parma che, nell’ambito del progetto Barezzi Evergreen, fanno incontrare in modo virtuoso musica sinfonica e pop.

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