Rokia Traoré: “la ricerca della giustizia proseguirà”

10.05.2021, di Giacomo Luperini

La cantante e musicista franco-maliana, prosegue la sua battaglia giudiziaria internazionale che la vede accusata del sequestro di sua figlia. 

È un caso complesso, delicato e internazionale quello che vede al centro della vicenda la nota cantante ed attivista per i diritti dei rifugiati, Rokia Traoré

La musicista franco-maliana è attualmente in Mali, sua terra natale, e lavora nonostante la pandemia e la difficile situazione personale, partecipando a festival in live-streaming come Musica dei cieli 2020 e il Tiny Desk Meet Global Fest 2021, oltre che fissando un fitto e incerto calendario per il futuro prossimo (sono ancora in attesa di conferma le date primaverili in Gran Bretagna e Francia). 

A maggio del 2020 l’Artista è riuscita a ritornare in Mali dopo alcuni duri giorni di detenzione nel carcere di Fleury-Mérogis, vicino a Parigi. La sua detenzione, senza alcuna possibilità di visita esterna a causa della pandemia, è stata interrotta solo a seguito di un lungo e debilitante sciopero della fame, oltre che grazie al sostegno e ai numerosi appelli della comunità musicale internazionale. 

Tutto comincia nel 2018 quando, con la fine del matrimonio con il regista Belga Jan Goonsens, i due si sono ritrovati in una lunga sequenza giudiziaria per decidere dell’affidamento della figlia avuta nel 2015. Una dolorosa storia di separazione come tante, combattuta a suon di avvocati e rivendicazioni fino al marzo del 2019, quando Rokia accusa Jan di avere avuto atteggiamenti sessuali nei confronti della figlia e decide quindi di privarlo di ogni tipo di rapporto con lei. Dopo numerose richieste e sentenze da parte del tribunale Belga per garantire un affidamento condiviso ai due genitori, tutte respinte da parte di Rokia per proteggere sua figlia, la cantante è stata arrestata nell’aeroporto di Parigi, sotto mandato di cattura Belga con l’accusa di “sequestro e presa in ostaggio”. 

A niente è valso il suo passaporto diplomatico maliano, che avrebbe dovuto garantirle l’immunità ma che non è stato riconosciuto come valido in Europa, e solo la decisione di scarcerarla con condizionale per poterla successivamente estradare in Belgio le ha permesso di fare ritorno a casa. 

Oggi Rokia è a Bamako con sua figlia, il suo avvocato afferma che un tribunale del Mali le ha riconosciuto l’affidamento, ma la decisione non è stata accettata dalle controparti europee. 

L’artista si è sfogata sui social con frasi molto dure rivolte al sistema di giustizia Belga: 
“Fino a maggio 2019 ero sicura che la giustizia degli uomini nel nostro mondo servisse a mantenere un equilibrio indispensabile tra la nostra libertà e la nostra sicurezza. Ma con mio grande sgomento scopro che i nostri diritti non hanno lo stesso peso se siamo donne che lavorano o meno, neri o bianchi, e se siamo in Europa o in Africa 

e poi ancora: 

“Non sono una criminale la cui localizzazione è impossibile, non ho mai avuto problemi con la giustizia. Sono un’artista che in 23 anni di carriera non ha fatto altro che lavorare, sviluppare un progetto artistico e culturale che le è valso il sostegno del suo Paese d’origine e svariati titoli di riconoscimento internazionale tra cui due dallo Stato francese. Sono scioccata che possa essere usato contro di me un mandato d’arresto europeo come metodo di ricatto prendendo in ostaggio la mia carriera internazionale per una cosa che avrebbe dovuto trovare una soluzione dal sistema giudiziario maliano, poiché si trattava della sicurezza e della crescita di una bambina cittadina maliana che vive in Mali”. 

Ovviamente non è nostra intenzione schierarci dall’una o dall’altra parte di una vicenda che rimane in buona parte una dolorosa e delicata situazione familiare che ci auguriamo si possa risolvere nel migliore dei modi possibili per tutte le parti coinvolte. Da questa storia emergono però quantomeno dei dubbi sulla possibilità che il Belgio -e con lui l’Europa- stiano riconoscendo uno status realmente paritario alla situazione diplomatica Africana e anche su di questo ci auguriamo che possa essere fatta piena giustizia. 

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