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Electronic Sessions: intervista al duo Frank Sinutre

Al Volvo Studio Milano, a partire dal 26 ottobre, un viaggio nelle diverse sfaccettature della musica elettronica con 3 dj set originali in orario aperitivo. 

In occasione del terzo ed ultimo appuntamento di Electronic Sessions incontreremo l’originale e frizzantissimo duo Frank Sinutre, composto da Isacco Pavanelli e Michele Menghini. Scopri di più leggendo l’intervista e preparati ad una performance strabiliante.

Per noi siete una delle formazioni di elettronica più originali in circolazione, ma voi come vi definite?
Prima di tutto vi ringraziamo per il complimento. Come definire il nostro grande carrozzone Frank Sinutre? Generalmente ci piace descriverci così: “Frank Sinutre musica elettronica con strumenti elettronici homemade”. E’ un po’ riduttivo ma fa intuire quello che è il cuore del set. Attorno al cuore (costituito dal nostro ReactaBox) ci sono poi altri “organi” e “apparati” che danno vita ai nostri set, costituiti da strumenti di stampo più tradizionale (chitarre, synth, bassi, lap steel, looping, voci, vocoder). Il tutto coesiste in uno stato ibrido.

Abbiamo iniziato con una colonna sonora per una spettacolo teatrale (La Colpa della Leonessa), per poi passare a canzoni nate da jam sessions che spaziavano dal dub al funky alla disco, dall’ambient all’EDM, vagando per tutti i generi che avevamo voglia di esplorare e in tutte le lingue e salse in cui avevamo voglia di cantare, dall’inglese, al francese, lo spagnolo e l’italiano. Ci piace molto mischiare ed esplorare diversi generi e dai diversi esperimenti fatti negli ultimi anno sono nati 3 dischi: Musique pour les Poissons; The Boy Who Believed He Could Fly; 200.000.000 Steps. L’ultimo ci sta particolarmente a cuore e si distingue dai precedenti perché ci siamo concentrati molto sulla ballabilità delle tracce.

Parliamo dei vostri strumenti “fatti in casa”: ma come vi è venuto in mente!?
Il primo reactaBOX lo abbiamo costruito dopo aver visto in azione un vero reacTable ad un concerto di Björk nel 2008: sembrava una cosa venuta dallo spazio. Dopo esserci accorti che si poteva riprodurre lo stesso principio su uno strumento artigianale decidemmo di provare a costruirlo. Il nostro duo è nato jammando: reactaBOX e chitarra. Ci è voluto poco per scoprire che questo set-up presenta diversi vantaggi: libertà di improvvisazione, imprecisione quanto basta per dare un tocco di umanità, e massimo spazio alla creatività (hai 9 cubetti e devi farteli bastare). Da allora ne abbiamo costruite tre versioni, migliorando sempre qualcosa.

La drummaBOX invece è una drum machine acustica costruita per fare concerti “unplugged”. Si programma dal PC come un qualunque sequencer, ma alla fine della catena ci sono dei martelli che colpiscono degli oggetti. Non la utilizziamo più troppo spesso perché ha un suono che era più adatto ai nostri primi progetti.

L’ultimo arrivato invece è uno strumento che abbiamo chiamato RotoTune. Se vi è capitato di assistere a qualche nostro concerto, avrete notato che a Michele piace anticipare l’ultimo pezzo del live con un assolo di spazzolino da denti elettrico (senza toccare le corde). Si dà il caso infatti, che un motore elettrico posto in prossimità dei pickup di una chitarra elettrica produca un’oscillazione del campo magnetico capace di generare una nota intonata secondo la frequenza di rotazione del motore. Se avete a casa una chitarra elettrica potete provare! Funziona con qualunque elettrodomestico dotato di un motore elettrico (spazzolino, trapano, rasoio, frullino). Il RotoTune è uno strumento ideato e costruito da noi sulla base di questo principio con una stampante 3D, un Raspberry Pi e un motorino elettrico: un motore viene posto in prossimità dei pickup della chitarra mentre un microcontrollore ne comanda la velocità di rotazione (e quindi la nota) in base all’input di una tastiera MIDI. Il suono che ne è nato è molto interessante. Abbiamo anche aggiunto alcuni controlli per variare gradualmente la frequenza di rotazione nelle fasi di attacco e rilascio della nota per avere diverse sfumature nel suono. Per averne un assaggio ascoltate il nostro remix del brano “Nelle mie mani” delle ottime Matchless (due elettronico pugliese), uscito all’inizio di giugno per l’etichetta The Dust Realm. L’assolo (dal minuto 1:53) è registrato con il RotoTune che tortura i pickup di una Telecaster. Gustatevelo.

Non solo musica: quanto è importante vedere, oltre che sentire, per il vostro pubblico?
Spesso ci piace dire che non siamo in 2 a suonare ma in “2 e mezzo”. Il “mezzo” componente in più della band è Giovanni Tutti, il videomaker che si occupa della realizzazione di tutti i nostri videoclip. Tra gli altri, ha realizzato i video di Someone’s Dub, Driving Thru a City by Night, Sunset with Sunrise con la tecnica dello Stop Motion e successivamente i video di 200.000.000 Steps e Let This Sound Sing.

Non sappiamo esattamente quanto sia importante per il pubblico vedere, ma ci tenevamo ad incastrare una componente visiva nei nostri live. Per questo motivo ci siamo messi all’opera per realizzare un software che potesse gestire i visual in automatico secondo un algoritmo che rispondesse al segnale audio live. All’inizio abbiamo avuto qualche problema a far gestire al software i video in alta risoluzione. Come abbiamo risolto? Abbassando la risoluzione fino a rendere i video irriconoscibili. Sembrava una follia, ma l’idea di degenerare il segnale video fino a perdere totalmente le forme ci è piaciuta fin dai primi esperimenti. L’algoritmo infatti prende il segnale video in risoluzione standard e va intenzionalmente a peggiorarne la definizione proiettando sequenze di pixel colorati di quantità e dimensioni variabili. Una sorta di “sinestesia” che trasforma il suono in immagini. Nelle location che non dispongono di una superficie su cui proiettare usiamo il nostro Algo-Visual: un piccolo schermo pieghevole (da noi costruito) che ci permette di collocare le immagini al centro del nostro set, quasi come se fossero un componente extra sul palco. Una soluzione più intima e che permette di mantenere la dualità audio-visiva anche negli spazi più contenuti.

Come ci dobbiamo preparare a questa performance? Consigli?
Durante il live lasciatevi andare, pensate che ogni istante della vita è irripetibile e… preparatevi a provare gli strumenti perché, come diciamo sempre finito il live “Amici, la giostra è aperta. Non siamo gelosi dei nostri giochi, venite a provarli se vi va. Unico pegno: lasciate per un momento i drink lontani perché non vanno d’accordo con l’elettronica”.

Scopri di più sul progetto Electronic Sessions https://ponderosa.it/festival/electronic-sessions/

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