Redi Hasa

Bio

La musica abita da sempre nella vita di Redi Hasa. Nato a Tirana nel 1977 in una famiglia di artisti (la madre insegnante di violoncello, il padre ballerino classico, il fratello pianista concertista) Redi è cresciuto tra strumenti e spartiti. I suoi studi di violoncello al Conservatorio vengono bruscamente interrotti dalla guerra civile esplosa nel 1997 in Albania così l’anno seguente riesce a raggiungere la Puglia, dove viene ammesso con una borsa di studio al Conservatorio Tito Schipa di Lecce.

In Italia avvia la sua carriera, che lo porterà sui palchi di tutto il mondo, ma Redi non dimentica mai le sue origini e la sua terra alla quale dedica il suo primo album in solo, “The stolen cello” (Ponderosa Music & Art/Decca
Records 2020).

Il Violoncellista predilige l’ibridazione tra generi musicali differenti, fondendo in particolare il rigore della formazione classica con l’immediatezza delle tradizioni popolari e sviluppando un approccio al suono liquido e meticcio, che lo caratterizza negli anni.

Nei primi anni Duemila contribuisce a portare nel Salento i ritmi della musica balcanica. Nel 2012 incontra Ludovico Einaudi, maestro concertatore della Notte della Taranta, che lo include stabilmente nella sua ensemble con cui si esibisce sui palchi di centinaia di città in più continenti; in seguito, la sua collaborazione con Einaudi prosegue nella formazione in trio per l’ambizioso progetto del celebre pianista “Seven Days Walking”.

Parallelamente porta avanti altri progetti, come quello in duo con il fisarmonicista Rocco Nigro e “Hasa-Mazzotta” con la cantante Maria Mazzotta, un “ponte mediterraneo” che unisce repertori e suggestioni popolari di Italia, Albania e più tardi anche Francia e Nord Africa.

L’incontro con Robert Plant, leader dei celeberrimi Led Zeppelin, lo porta ad incidere, nel 2017, tre tracce del disco “Carry fire” di Plant. Nello stesso anno collabora alla registrazione del disco “3 O’clock” dei Blonde Redhead.

Nel 2019 firma il progetto inedito “Bach is Back”, che pone idealmente in dialogo il maestro dei maestri della musica classica con il canto polifonico tradizionale albanese, patrimonio Unesco. Nel corso di una carriera ventennale ha suonato tra gli altri con l’Orchestra popolare italiana, King Naat Veliov, Kocani Orkestra, Ambrogio Sparagna, Mauro Pagani, Rita Marcotulli, Pacifico.

Nel 2020 pubblica il suo primo disco in solo prodotto per Ponderosa Music & Art in collaborazione con la prestigiosa Decca Records, che ospita nel suo repertorio artisti internazionali quali Mercan Dede, Alva Noto, Akin Sevgör e lo stesso Ludovico Einaudi. Il disco viene registrato presso i Real World Studios da Tim Oliver.

“The stolen cello” è un ideale omaggio alla storia migrante di Redi Hasa. Il titolo si riferisce infatti alla sua fuga in Italia portando con sé il bene più prezioso, un violoncello “rubato”, sottratto temporaneamente all’Accademia di Tirana per poter sostenere l’esame d’ingresso al Conservatorio di Lecce. I brani sono un toccante e delicato attraversamento delle memorie albanesi di Hasa, dal profilo imponente di Dajti, la montagna di Tirana, alla traversata in mare per giungere in Italia, dall’assalto di massa alle ambasciate internazionali nel 1990 all’albero di ciliegio del suo giardino d’infanzia.

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