Blonde Redhead

Bio

I Blonde Redhead, si formano a New York nel 1993 dall’incontro casuale tra gli studenti d’arte giapponesi Kazu Makino e Maki Takahashi con i gemelli italiani Simone e Amedeo Pace. Con una carriera estremamente lunga, la band non ha mai smesso di sperimentare, partendo dal rock noise degli esordi, passando per il dream pop e arrivano alle interessanti trame elettroniche degli ultimi album.

Makino e Amedeo (chitarre e voci), Simone (batteria) e Takahashi (basso) con il loro rock caotico e artistico allo stesso tempo, catturano l’attenzione del batterista Steve Shelley dei Sonic Youth. Grazie a lui la Band produce il primo album: Blonde Redhead nel 1994.

Subito dopo il bassista Takahashi lascia il gruppo, che tuttavia decide di continuare come un trio e pubblica il secondo album (sempre grazie a Shelley e alla sua etichetta Smells Like Records) La Mia Vita Violenta (1995).

Dopo l’album Fake Can Be Just as Good (1997), i Blonde Redhead decidono di escludere le sonorità del basso e utilizzare solo chitarra, batteria e voce e pubblicano In An Expression of the Inexpressible (1998), seguito subito dai due EP Damaged Lemons e Melodie Citronique, entrambi del 2000. Questi sono gli anni in cui il gruppo raggiunge una maturità e un affiatamento unici, che li portano a rimanere uniti e fedeli a loro stessi nonostante le volontà di sperimentare in molti generi diversi.

Nel 2000 pubblicano anche Melody of Certain Damaged Lemons, disco che ottiene numerosi apprezzamenti e garantisce ai Blonde Redhead la possibilità di accompagnare artisti come Red Hot Chili Peppers e Foo Fighter durante i loro tour.

Nel 2004 pubblicano Misery is a Butterfly, che segna il passaggio alla musica d’autore, mentre con 23 del 2007 i Blonde Redhead si avvicinano alla musica shoegaze, più dolce e leggera rispetto ai primi anni di attività. Questa scelta, che vira verso l’elettronica soft, viene confermata da Penny Sparkle del 2010 e da Barragàn del 2014.

Nel 2017 registrano e pubblicano l’EP 3 O’Clock, composto da quattro brani due cantati dall’affascinante Kazu, gli altri due dal chitarrista e seconda voce della band, Amedeo, che segnano ancora una volta la volontà, da parte del terzetto, di ampliare i propri orizzonti musicali. In questi nuovi pezzi, più malinconici e romantici, affiorano a tratti le atmosfere di Misery is a Butterfly (2004), spingendosi nella direzione di una presenza massiccia di archi e fiati.

Del 2018 è, invece, We Should Be Holding Hands prodotto per Ponderosa Music & Art, ultimo progetto musicale del gruppo.

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